Il tema del rapporto con l’esistente è sempre stato molto controverso in architettura. Questo è emerso chiaramente negli anni, soprattutto nell’ambito del restauro, ma è indubbiamente un tema largamente discusso anche in campo urbanistico. Basti pensare, ad esempio, alle ricostruzioni delle grandi città europee dopo le devastazioni della seconda guerra mondiale; o, ancora più recentemente, al dibattito su come ricucire la dolorosa ferita che l’11 settembre 2001 ha inferto a Manhattan. Aspetti pratici, accademici e psicologici si trovano così a coesistere in un unico progetto e spesso è difficile riuscire ad armonizzarli.Tuttavia, capita soventemente che anche la singola architettura si trovi a dialogare con la preesistenza, sia che si tratti dell’intorno, sia che si tratti del suo stesso nucleo più antico. Quale approccio utilizzare quindi? La ricostruzione tout – court, che inevitabilmente porta ad una sorta di falso storico? Il ricorso al contemporaneo, cancellando completamente il ricordo di ciò che è stato? A queste domande hanno sapientemente dato risposta Álvaro Tagarro Díaz e Rodrigo de Miguel Martínez de Tejada, titolari dello studio spagnolo Tagarro – De Miguel Arquitectos, con il progetto della Casa Sabugo di Luarca, nelle Asturie.

Gli architetti sono intervenuti sulla casa di famiglia del committente accostando in modo intelligente tecniche costruttive moderne ad elementi che conservassero l’immagine vernacolare dell’edificio, con l’obiettivo di “creare un rifugio per valorizzare la bellezza umile delle cose semplici, imperfette, con memoria, erose dal tempo. Un luogo per dimenticare se stessi e ricordare”. È stata quindi mantenuta la scatola muraria esistente e, laddove questa fosse irrimediabilmente perduta, l’acciaio ed il vetro ne hanno ripetuto la sagoma, tramandandone la memoria. Ciò appare particolarmente evidente nell’imponente facciata vetrata che, oltre a ricalcarne l’originaria in pietra, si apre al paesaggio, lasciando entrare all’interno la luce ed una eccezionale visione del contesto.
La rievocazione dell’esistente si ritrova anche nella scansione delle aperture, che è rimasta quella originaria: i vuoti sono stati protetti da lastre vetrate montate su profili metallici in acciaio cor – ten.
Persi gli originari orizzontamenti lignei, i nuovi in lamiera grecata ne mantengono il ricordo, poggiando sulle antiche travi in legno. La memoria costruttiva ritorna anche nell’alternarsi dell’intonaco ad ampie porzioni di parete che ripropongono l’antica trama della muratura in pietra.
Lo spazio si articola in unico open space, che abbraccia i tre livelli dell’edificio. Al piano terra l’ingresso avviene direttamente nella zona giorno, che ospita cucina e pranzo – soggiorno, oltre ad un piccolo bagno di servizio.
Una scala in ferro conduce al piano superiore, dedicato alla zona notte e che si sviluppa su due livelli con l’interposizione di un soppalco destinato a zona relax e punto di accesso privilegiato al piccolo terrazzo – belvedere.
L’arredo è parte integrante dell’edificio: minimale, valorizza lo spazio e con esso si armonizza, senza tuttavia prevaricarlo. La scala non si limita unicamente a collegare i vari livelli della casa, ma si fonde nell’arredo, diventando ora tavolo da pranzo, ora piano di appoggio per il lavabo della zona notte.

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Progetto: Tagarro – De Miguel Arquitectos – tagarrodemiguelarquitectos.es/
Luogo: Luarca, Asturie (Spagna)
Fotografo: Tagarro – De Miguel Arquitectos

 

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