Manca poco alla notte più attesa da tutta Hollywood: il prossimo 28 febbraio, infatti, nella cornice del Kodak Theatre di Los Angeles verranno assegnati i famosissimi Academy Awards.

Sin dall’esordio della “settima arte”, l’architettura ha instaurato con il cinema intensi rapporti di influenza, talvolta travalicando il suo mero ruolo di scenografia per arrivare ad essere annoverata tra i protagonisti della narrazione stessa. Reale o appositamente ricostruita, l’architettura è diventata in alcuni casi così iconica da contribuire attivamente al successo della pellicola che ospitava. Non è quindi un caso che, soprattutto le pellicole che si sono aggiudicate un premio Oscar, siano passate alla storia del cinema anche per le architetture che hanno fatto da sfondo alle loro trame.

Ecco alcuni delle più celebri scenografie che, nel corso di questi 87 anni (il primo Oscar fu infatti assegnato il 16 maggio 1929) hanno collaborato all’aggiudicazione della tanto ambita statuetta.

Via col Vento(Gone with the wind), regia di Victor Fleming – Premio Oscar nel 1940 come miglior film

La celeberrima tenuta di Tara, dove si svolgono gran parte delle vicende di cui è protagonista Rossella O’Hara, venne costruita appositamente per girare il film presso i Culver Studios di Culver City, in California, nello stile tipico delle tenute coloniali della Georgia. Nel 1950 la struttura fu venduta per realizzarne un parco divertimenti, idea che presto naufragò. Tara fu quindi riutilizzata come set di film western, per essere poi definitivamente smantellata. Dieci anni dopo, tuttavia, lo storico Peter Bonner promosse il progetto “Saving Tara”, con l’idea di ripristinare la celebre tenuta, utilizzando i superstiti mobili e complementi d’arredo.

Il Padrino (The Godfather), regia di Francis Ford Coppola – Premio Oscar nel 1973 come miglior film

La maestosa magione di Don Vito Corleone esiste realmente e si trova a New York, al numero 110 di Longfellow Avenue. Una vera e propria residenza di lusso, con otto camere da letto, tre bagni, un ampio giardino e addirittura un pub inglese nel seminterrato: è stata venduta nel 2012 per la modica cifra di 1,7 milioni di dollari.

Rocky, regia di John G. Avildsen – Premio Oscar nel 1977 come miglior film

Una delle immagini più caratteristiche di questo film ritrae il pugile Balboa che si allena salendo di corsa gli 86 gradini del Philadelphia Museum of Art (26th Street e Benjamin Franklin Parkway, Philadelphia). La scena è diventata così famosa (la scalinata è costantemente meta di turisti intenti ad emulare le gesta di Stallone) che nel 1982 è stata anche posata ai suoi piedi una statua di bronzo che immortala il celebre pugile.

Forrest Gump, regia di Robert Zemeckis – Premio Oscar nel 1995 come miglior film

La casa dove Forrest viveva con sua mamma non solo fu appositamente costruita per esigenze di copione (mirabile comunque come gli scenografi abbiano meticolosamente ricostruito gli ambienti dell’epoca, dando addirittura una sorta di patina del tempo), ma non fu neanche collocata a Greenbow in Alabama, dove la storia era effettivamente ambientata. Le riprese furono infatti realizzate in South Carolina, tra Varnville e Beaufort. Molto più iconica è indubbiamente la panchina sulla quale Forrest sedeva a raccontare la storia della propria vita. Si trovava a Chippewa Square, nel centro storico di Savannah (Georgia), ma per preservarla dal gran numero di visitatori è stata recentemente spostata presso il Savannah History Museum.

La grande bellezza, regia di Paolo Sorrentino – Premio Oscar nel 2014 come miglior film straniero

Il caso de “La grande bellezza” è assolutamente rappresentativo quando si parla di architettura (estesa, in questo caso, a scala urbana) come protagonista principale di un film: la pellicola avrebbe avuto lo stesso successo – specialmente fuori Italia – se fosse stata ambientata in una qualsiasi altra città che non fosse Roma? No, nel modo più assoluto! Nella capitale vengono persino organizzati tour, a beneficio soprattutto di turisti stranieri, per ritrovare i luoghi simbolo del film. Lo splendido attico dello scrittore Jep Gambardella, protagonista della narrazione, è ospitato in un palazzo ottocentesco al civico 9 di piazza Colosseo; dall’attico (attualmente di proprietà privata) si gode della meravigliosa vista del Colosseo e del Giardino dei Passionisti, fino ai resti del Tempio del Divo Claudio sulla sommità del Celio. Scenario da favola, insomma, una grande bellezza che non ha lasciato indifferenti i giudici dell’Academy.