Ci sono storie che parlano di famiglia, di tenacia e di lungimiranza. Del saper vivere il proprio tempo e del saper prevedere quello che invece sarà. E la cosa curiosa, è che queste storie le abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni… anzi, in questo caso, tra le nostre mani. Ecco la mia esperienza nel factory tour da Olivari, azienda di Borgomanero (Novara) leader nella produzione di maniglie di design.

Lo stabilimento Olivari a Borgomanero (NO). Fonte: Graziano Serramenti

Il factory tour da Olivari – organizzato dall’Ordine degli Architetti di Torino in collaborazione con Graziano Serramenti e Fondazione per l’Architettura/Torino – mi ha fatto scoprire un mondo affascinante, nascosto dietro il semplice gesto quotidiano di abbassare una maniglia e aprire una porta.

La storia di Olivari inizia nel 1911, quando Battista Olivari arriva a Borgomanero e, con la moglie Antonietta Ramelli, rileva una piccola attività artigianale di produzione di maniglie in ottone. Pochi anni dopo, sarà proprio Antonietta – pionieristico esempio di imprenditoria femminile – a condurre l’azienda di famiglia verso le prime importanti collaborazioni professionali. Già dai primi anni Trenta, infatti, Olivari lavora fianco a fianco con i più importanti protagonisti dell’ architettura e del design.

Catalogo Olivari, 1929. Fonte: Olivari

Con Marcello Piacentini, Olivari progetta le maniglie del Palazzo di Giustizia di Milano. E’ tuttavia con Giò Ponti che l’azienda, ormai alla sua seconda generazione, crea delle vere e proprie “affinità elettive”. Nascono così l’iconica maniglia “Cono”, che Piacentini utilizza nella Villa Planchart di Caracas (1953-1957) e nel complesso del Fopponino a Milano (1961-1964) e “Lama”. Progettata originariamente per il grattacielo Pirelli di Milano (1952-1961), da quel momento non fu mai più dismessa, fino a diventare vero e proprio archetipo del design.

Lama, Giò Ponti, 1956. Fonte: Olivari

Altri illustri nomi campeggiano nella “hall of fame” di Olivari, diventando portavoce dei propri tempi man mano che le generazioni si succedevano alla guida dell’azienda. Albini, Gardella, Mangiarotti e BBPR negli anni Cinquanta. Asti, Nizzoli e Colombo nel ventennio successivo, epoca di nuove sperimentazioni, come la maniglia “Bica” in alluminio anodizzato e la “Boma”, in plastica colorata. Negli anni Ottanta, Giugiaro, Porche e Stoppino: quest’ultimo vincitore del Compasso d’Oro grazie alla maniglia “Alessia”. Altra proficua e molto sentita collaborazione è quella degli anni Novanta con il designer Mendini, contribuendo alla valorizzazione del patrimonio storico dell’azienda che confluirà nella pubblicazione L’architettura presa per mano. La maniglia moderna e la produzione Olivari”.

Aurora, Alessandro Mendini, 1994. Fonte: Olivari.

Il nuovo millennio vede l’ampliarsi degli orizzonti progettuali. Continuano le collaborazioni con i principali designer italiani – Mari, Dordoni, Lissoni – ma la progettazione guarda anche alla scena internazionale, intrecciando relazioni con architetti e designer contemporanei quali Liebeskind, Holl, Perrault e Urquiola e successivamente Hadid, Nouvel, Koolhaas, solo per citare i principali. Nel 2011, in occasione del centenario della fondazione dell’azienda, durante la Biennale di Venezia viene presentato i libro Macchina semplice. Dall’architettura al design. 100 anni di maniglie Olivari”, sancendo ulteriormente la profonda connessione di Olivari con le tematiche del design e dell’innovazione tecnologica. Nel 2016, accanto al continuo studio materico e dei volumi delle maniglie, l’azienda sì dedicata anche allo studio della loro caratterizzazione superficiale. Nasce il decoro “Guilloché”, incisione di ispirazione artigianale mutuata dall’ambito degli orologiai svizzeri, che crea pattern materici unici, dall’allure estremamente eccentrica e lussuosa.

La particolarità del decoro guilloché. Fonte: TheArkitalk.

Negli anni, alla crescita di Olivari dal punto di vista progettuale si affianca una continua ricerca di tecnologie innovative in ambito produttivo. Abbandonando la pressofusione in favore della forgiatura a caldo, dagli anni Novanta l’azienda ottiene prodotti sempre più resistenti ed esenti da dannose microporosità. A partire da questi anni, inoltre, si esprime maggiormente la volontà dell’azienda di portare al proprio interno l’intera produzione, assicurando in modo ottimale la qualità finale e la garanzia del prodotto. La sempre più progressiva automatizzazione del processo produttivo ha portato Olivari a compiere scelte virtuose. Queste hanno permesso all’azienda di poter investire maggiormente sulla ricerca di figure professionali altamente specializzate in termini di controllo della qualità del prodotto, aspetto che ancora oggi è imprescindibile dalla sensibilità dell’operatore umano. Un avanzato laboratorio chimico e fisico – anch’esso ubicato nello stabilimento di Borgomanero – permette di lavorare ad alti standard qualitativi. La cromatura galvanica può così ottenere una garanzia di uso di dieci anni. L’impianto di galvanica, inoltre, merita una menzione particolare per l’elevato grado di produttività e qualità pur nel pieno rispetto delle normative ambientali e di sicurezza per gli operatori. Nel 2004 è stata introdotta un’ulteriore innovazione tecnologica di altissimo livello, la superfinitura PVD (Physical Vapor Deposition). Si tratta di un particolare processo di metallizzazione sottovuoto che permette da un lato di ottenere finiture non realizzabili con la tradizionale galvanica e, dall’altro, di raggiungere livelli di stabilità e durata del colore, tali da garantire durabilità per alcune finiture fino ai trent’anni di vita.

Finiture ottenute mediante PVD. Fonte: TheArkitalk.

Tutti questi accorgimenti hanno permesso ad Olivari di conseguire importanti certificazioni quali la ISO 9001(gestione della qualità) e ISO 14001 (gestione ambientale), oltre che l’attestato di resistenza al fuoco secondo la EN 1634-2.

La possibilità di visitare un’azienda leader nel settore e di poterne conoscere tutto il processo produttivo è stata un’esperienza altamente stimolante, che ha rafforzato la mia convinzione che la qualità progettuale passi inevitabilmente anche dai dettagli. Vasta gamma di referenze, ampia possibilità di personalizzazione e certificazione della qualità del prodotto gettano le basi per positive collaborazioni progettuali con Olivari.

L’iter progettuale della maniglia. Dal concept in gesso dell’architetto, al primo prototipo. Fonte: TheArkitalk

Conoscerne la storia, la concezione quasi artigiana del prodotto commista all’attenzione per l’avanguardia tecnologica, il continuo dialogo con il design e una sensazione di affiatamento famigliare quasi palpabile, ha trasmesso quel plusvalore intrinseco al prodotto che ormai sembra appartenere ad un mondo lontano.

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